| Carloforte e il suo territorio |
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Carloforte è l'unico paese dell'isola di San Pietro(Sud Ovest della Sardegna). L'isola, di origine vulcanica, è la seconda dell'arcipelago sulcitano dopo Sant'Antioco. Carloforte fa parte di un'enclave genovese in Sardegna che ancora oggi conserva il dialetto e le tradizioni liguri. La cittadina fu fondata nel 1738, da un gruppo di famiglie originarie della Liguria ma residenti a Tabarka, in Tunisia. Costoro erano stati originariamente trapiantati lì, nel Cinquecento dai Lomellini, i signori di Pegli, per sfruttare i ricchi banchi di corallo. Tuttavia a causa delle continue vessazioni dei Tuisini, i tabarkini, furono costretti a cercare nuove terre da abitare. Il re Carlo Emanuele III, che all'epoca progettava di sottrarre l'isola dal controllo dei pirati tunisini, la concesse a Don Bernardino Genoves, Marchese della Guardia, con il titolo di Duca di S. Pietro, ordinando così il trasferimento dei tabarkini nell'isola. Il primo nucleo urbano fu costruito nel 1738, con case di legno, secondo un tracciato viario progettato dall'ingegnere Augusto De la Vallé. Particolarmente caratteristico è il lungomare. Le decorazioni che ornano le variopinte facciate in stile Liberty, sono l'esempio emblematico di quell'influsso artistico e architettonico proveniente dal centro Europa, in particolare dalla Francia, che la città ha subito nella seconda metà del 1880. Ciò fu dovuto alla presenza delle società minerarie belga, francesi e inglesi che arrivarono in Sardegna (Sulcis-iglesiente) per occuparsi della lavorazione del minerale. Inizialmente San Pietro fu un punto d'approdo e di scarico del minerale. Alla fine del XIX secolo una società francese vi impiantò una miniera per lo sfruttamento dei giacimenti di ocra, di cui rimangono tuttora resti nelle regioni Capo Rosso e Becco. Addentrandosi nel centro storico ci si inserisce nei tipici "carruggi" (viottoli) carlofortini dove un tempo si affacciavano case basse e regolari, le scalinate imbiancate a calce. Dai vicoli salivano gli odori tipici della cucina carlofortina, caratterizzata da bottarga di tonno essicata al sole, dal pesto genovese e dal cus cus tunisino che a Carloforte diventa "cashcà" (piatto a base di semola e verdure). Nella parte alta di Carloforte non si può non visitare il caratteristico "Archiottu" di via Solferino. Secondo gli storici locali pare che sia stata la porta d'ingresso delle settecentesche mura di fortificazione che cingevano il "castrum". Salendo la scalinata che conduce all'Archiottu" ci si inserisce nella via Marconi, denominata in passato via Stendardo. Di fronte ad essa si nota ancora un tratto delle antiche mura che costituivano la città bastionata. Proseguendo si arriva al quartiere "Castello". Lì si trova l'antica "cinta muraria", con il castello e il fortino di avvistamento, costruiti nel 1810. La cinta difendeva l'abitato sui lati Nord, Sud e Ovest. L'isola di San Pietro fu abitata fin da epoca preistorica, come indica la presenza di alcuni nuraghi. Dai fenici fu conosciuta con l'appellativo di Inosim (nome inciso in un'iscrizione punica del III sec. a.C., rinvenuta a Cagliari). I romani invece la chiamarono "Accipitrum Insula" ("Isola degli Sparvieri"). Le zone limitrofe a CarloforteL'Isola di San Pietro ha una superficie di 52 Kmq e un perimetro costiero 18 miglia. Carloforte, unico centro urbano, è abitata da circa 7.000 persone che durante l'estate raggiungono punte di 40.000. L'isola è caratterizzata da coste alte, a picco sul mare, interrotte, solo a tratti, da piccole cale e spiagge, ricoperte di finissima sabbia bianca. L'Isola di San Pietro, si raggiunge in poco più dimezzora di traghetto da Portovesme o da Calasetta (Isola di Sant'Antioco). Arrivando con la nave, da Cagliari oppure da Olbia, Porto Torres, Arbatax, Golfo Aranci, il porto più vicino per Carloforte è quello di Portovesme. L'isola di San Pietro fa parte del Sulcis, la regione più meridionale della Sardegna. Il suo toponimo deriva dall'antica città fenicia di Sulki, l'attuale Sant'Antioco. Entrambe le isole formano l'arcipelago sulcitano. Il territorio, abitato fin dalla preistoria per l'abbondanza dei giacimenti carboniferi, si caratterizza, dal punto di vista naturalistico, per il rigoglio della macchia mediterranea. Oltre aglisplendidi paesaggi, il Sulcis è ricco anche di opere d'arte: si va dalla chiesetta di Perdaxius, all'ex cattedrale Medioevale di Santa Maria a Tratalias, in stile romanico. Paleocristiana è, invece, la chiesa di Sant' Antioco Martire, nell'isola omonima. Tra i vari centri sulcitani merita attenzione anche la città di Carbonia. vicino alla quale si trova la fortezza fenicio-punica di Monte Sirai, parco archeologico tra i più importanti della Sardegna. Nel Sulcis è presente anche un'importante testimonianza di architettura romanico-pisana rappresentata dalla cattedrale di Santa Chiara, a Iglesias (l'antica Villa di Chiesa). Fra i paesi sulcitani, Narcao e Sant'Anna Arresi si contraddistinguono per essere sedi di prestigiosi festival internazionali di musica blues e jazz. |
















